Crisi dei componenti: cause ed alternative

Da diverso tempo il mondo delle auto vive una situazione di grande difficoltà legata anche alla mancanza di componenti e materie prime. Volendo circoscrivere la problematica solo ai nostri confini, possiamo senza dubbio affermare che non è un momento facile per il settore dei fornitori, proprio adesso che l’intero comparto ha imboccato il sentiero della transizione elettrica che appare una delle principali cause della crisi (probabilmente insieme al conflitto tra Russia e Ucraina, quest’ultima foriera di materie prime).

Va detto che negli ultimi mesi, a livello generale, si comincia a vedere una ripresa, mentre il settore italiano della componentistica fatica a crescere sotto il peso della crisi. La transizione elettrica si rivelerà una sfida particolarmente delicata, considerando che quasi il 40% dei fornitori è legato al motore endotermico. E’ palese il fatto che i fornitori di componenti in Italia siano in sofferenza rispetto al periodo pre-Covid, facendo registrare una crescita dimezzata (che passa da oltre il 5% a meno del 3%) con una riduzione della marginalità di circa il 18%. Del resto, nel corso del triennio 2019-2021, il mercato della componentistica nel nostro Paese ha subito un netto rallentamento proprio per effetto della pandemia e delle carenze di materie prime. In particolare, l’erosione della marginalità ha impattato soprattutto i componentisti, a fronte dell’attenzione dei costruttori a sostenere le aziende maggiormente in crisi, con l’obiettivo ultimo di dare continuità alla catena di fornitura. La progressiva diffusione della mobilità elettrica potrebbe mettere a rischio la produzione e la reddittività dei fornitori più legati al motore endotermico. Nel complesso queste aziende rappresentano circa un terzo del fatturato e un quarto del margine totale della filiera. Anche in questo caso ci sono delle differenze da considerare: il segmento dei mezzi pesanti si è dimostrato più restio alla sostituzione tecnologica innescata dalla mobilità elettrica, mentre quello dei veicoli leggeri è maggiormente a rischio, con circa il 50% della produzione globale previsto su motorizzazioni full electric nel 2030. Ad oggi, circa il 40% dei fornitori automotive in Italia è focalizzato sulla produzione di componenti per motori endotermici e deve quindi ripensare il proprio approccio al mercato in vista della transizione elettrica in corso.

Proposte per il futuro

Sono state lanciate alcune proposte per risolvere il problema in quanto potrebbe essere necessario avviare una serie di iniziative per rimanere sostenibili nel medio/lungo periodo: differenziare l’offerta, indirizzando i segmenti di mercato più resilienti alla sostituzione tecnologica (come ad esempio quello dei mezzi pesanti); sfruttare il potenziale dei canali con maggiore profitto e con più flessibilità; ottimizzare la copertura geografica, in particolare investendo sulle aree meno impattate dalla transizione verso la mobilità elettrica; investire in fette di mercato a elevato tasso di crescita. C’è comunque un segnale positivo: la crisi e le sfide lanciate dalla mobilità elettrica non hanno rallentato gli investimenti, con gli operatori della filiera che nel complesso hanno aumentato il capitale investito nell’ultimo triennio. 

Il peso della Cina

Molti operatori del settore stanno palesando preoccupazione sull’attuale situazione della catena di approvvigionamento legata alle materie prime necessarie per le batterie delle auto elettriche, dove l’Europa dipende totalmente dalla Cina. Infatti, le nuove restrizioni imposte da Pechino potrebbero paralizzare l’industria dei veicoli elettrici prodotti nel Vecchio continente. Non è certo una novità che l’industria dell’auto europea dipenda dalla Cina per quanto riguarda la fornitura delle componenti critiche necessarie per la produzione di batterie. Certo, la recente decisione della Cina di limitare le esportazioni di due metalli come gallio e germanio, utilizzati nei semiconduttori e nei veicoli elettrici, dovrebbe far scattare l’allarme per gli addetti ai lavori europei. Emerge con evidenza l’eccessiva dipendenza del Vecchio continente dalla Cina e la necessità di costruire una costosa catena di approvvigionamento. Sembra una vera e propria minaccia che potrebbe minare l’equilibrio geopolitico dell’industria dell’auto del nostro continente. L’Europa è in grado di produrre veicoli elettrici, ma dovrà lottare per garantire la sicurezza delle forniture. L’industria cinese dei veicoli elettrici e la catena di approvvigionamento delle materie prime sono il risultato di anni di investimenti che costerebbero miliardi di euro per essere replicati in Europa.

L’Europa in cerca di alternative

Le restrizioni all’esportazione imposte dalla Cina stanno intensificando la “guerra tecnologica” con gli Stati Uniti causando, potenzialmente, ulteriori disagi alle catene di approvvigionamento globali. L’Europa si trova nel mezzo di questa contesa, che la costringe a cercare alternative. Se ci sarà una vera crisi, il danno per le fabbriche di batterie equipaggiate esclusivamente da prodotti provenienti dall’esterno, rischia di essere considerevole. Lo sviluppo di combustibili alternativi, come i carburanti sintetici e l’idrogeno, potrebbe rivelarsi fondamentale nel caso di un’improvvisa carenza di batterie dovuta alla scarsità di materie prime. Si stanno cercando, dunque, alternative per evitare di paralizzare il Paese, proprio nel caso si dovesse verificare questa eventualità.

 (D.R.)