Bisogna dimostrare, con documenti chiari e aggiornati, di avere la residenza e di abitare davvero nell’immobile
Una recente sentenza della Commissione Tributaria di I grado di Latina (la n. 97/2025, presieduta dal giudice monocratico Costantino Ferrara) ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale: per ottenere i benefici legati alla cosiddetta “prima casa”, è il contribuente che deve fornire le prove concrete che l’immobile sia effettivamente utilizzato come abitazione principale. Nel caso specifico, una contribuente ha fatto ricorso contro il Comune di Gaeta che le ha richiesto il pagamento dell’IMU affermando che l’immobile è la sua prima casa e dunque di essere esente dall’imposta. A sostegno della sua tesi, ha allegato ricevute di utenze domestiche, documentazione medica e titoli di parcheggio rilasciati dal Comune stesso. Tuttavia, secondo il giudice, questi elementi non sono stati sufficienti a dimostrare in modo inequivocabile che si tratti della sua dimora abituale. La sentenza richiama anche quanto stabilito dalla Corte di Cassazione: in caso di dubbi o contestazioni, è sempre il contribuente che deve dimostrare di avere diritto all’agevolazione, come previsto dall’articolo 2697 del codice civile. Quindi non basta dire che si tratta della prima casa: bisogna dimostrare, con documenti chiari e aggiornati, di avere la residenza e di abitare davvero nell’immobile. Nel caso in esame, la contribuente ha sostenuto di aver trascorso lunghi periodi fuori sede per motivi di salute, ma la documentazione medica presentata non ha specificato con chiarezza la frequenza e la durata delle cure, mentre le bollette allegate riportavano solo importi pagati, senza indicare i reali consumi di luce e gas. Tutto questo ha portato il giudice a ritenere non adeguatamente provato l’uso dell’immobile come abitazione principale, confermando così la richiesta del Comune. Il messaggio che emerge da questa decisione è chiaro: quando si chiede un’esenzione fiscale, in particolare quella legata alla prima casa, è fondamentale avere una documentazione precisa e completa. Dichiarazioni generiche o prove incomplete rischiano di essere inutili in sede di giudizio. È quindi consigliabile, già al momento dell’acquisto o della richiesta dell’agevolazione, raccogliere e conservare ogni documento utile a dimostrare che l’immobile è realmente la propria abitazione principale. In caso contrario, si rischia non solo di perdere il beneficio, ma anche di dover affrontare accertamenti e contenziosi con l’amministrazione.
Costantino Ferrara
Vice Presidente
Corte di Giustizia Tributaria
Latina e Roma

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