Ma come no? È una semplice risposta, che potrebbe non significare nulla oppure tutto. Ho scritto centinaia di articoli su vari temi, dal fisco alla politica, dal sociale alla cronaca; ora intendo fare una cosa diversa: un invito alla riflessione e alle emozioni sull’amore, sull’amicizia, sui rapporti tra genitori e figli, tentando un presuntuoso inno all’amore e alla vita. «Ma come no?» è una frase che mi sta molto a cuore, la porto nella mia mente con un profondo significato di disponibilità, di calore e di affetto. La pronunciava spesso una piccola grande donna che, in poco tempo, mi ha insegnato tante cose che non sono riuscito a cogliere in tutta la mia vita.

Questa minuta e magra donna, ma con una grande forza d’animo e una forza di volontà indomabile, nonostante fosse abituata a scarpe e borse super costose, ha abbandonato le comodità e gli agi quotidiani: con una figlia di sei mesi, attaccata al collo, ha lasciato la sua terra, per andare in povertà, in paesi ai confini del mondo, in tutti i sensi, come il Laos, la Cambogia, il Nepal e il Vietnam. In paesi senza progresso e civiltà, dove non esisteva il consumismo e dove per quasi un anno, è riuscita ad alimentarsi e nutrire la sua bambina con bacche, riso, funghi, alghe e nel migliore dei casi, con pesci appena presi dal mare. E quando mi narrava tutte queste cose, attraverso i suoi racconti, che mi lasciavano ammutolito per ore, attraverso i suoi occhi riuscivo a vedere tali immagini. E mentre l’ascoltavo, mi chiedevo a cosa servissero i soldi, le comodità, il progresso, che portano, quasi sempre, a sentimenti negativi come l’invidia, la gelosia e l’odio, sacrificando i veri valori della vita. Noi siamo nati nudi e quando moriremo non ci porteremo dietro nulla.

Ecco perché, se e quando mi chiederà qualsiasi cosa, non potrò che rispondere: ma come no? L’amicizia e l’amore ritengo che siano due sentimenti simili, viscerali e si fondano entrambi su un rapporto di fiducia, di sincerità, di fedeltà e di esclusività. Vi siete mai domandati come mai alcuni sposi si separano dopo il viaggio di nozze e come altri trascorrono 20 o 30 anni di una vita monotona, scialba e senza emozioni? Evidentemente in entrambi i casi manca qualche cosa, un quid, dei valori, una doverosa e particolare attenzione al rapporto nel momento della nascita e durante. In un rapporto vero di amicizia e di amore, non può esistere l’invidia e l’egoismo, perchè si basa su una disponibilità naturale, totale e senza limiti nei confronti dell’altra persona, al fine di superare insieme gli ostacoli. Poi quando andiamo ad esaminare il rapporto tra genitori e figli, la cosa si complica. Ma sarebbe tutto più semplice, se si tenessero a mente pochi elementi. Tra loro esiste un vincolo di sangue, un legame imprescindibile, incancellabile. Certo i genitori dovrebbero essere più presenti, parlare con i figli, condividere e consigliare le loro scelte. E i figli, nonostante che spesso pecchino di presunzione, dovrebbero essere nei confronti dei genitori, più comprensivi, più concilianti, nella considerazione che gli hanno dato la vita per una scelta d’amore e non dimenticarsi che, a loro volta, un domani saranno genitori, con le stesse problematiche di oggi, se non di più.

Fossilizzarsi su posizioni dure e senza senso crea solo un muro e tante sofferenze nei loro cuori e di tutte le persone vicine. I genitori spesso sbagliano per eccesso d’amore e di protezione, mentre i figli per mancanza di riconoscenza e di amore. E poi bisogna ricordarsi che, per i genitori, i figli sono tutti uguali, mentre spesso si assiste a delle scelte dei figli, a favore di uno o dell’altro genitore, specialmente in caso di separazione, influenzati e condizionati da vecchi rancori e da spirito di vendetta. L’uomo per vivere ha bisogno di ricordi, ma certamente non di rimorsi e di rimpianti per cose che ha fatto, ma soprattutto per quelle che non ha saputo e voluto fare. Il genitore non diventa tale solo anagraficamente a seguito di una notte d’amore, ma si aggiudica tale status con lunghi anni di presenza, di assistenza e di amore verso i figli, durante tutte le fasi di crescita. Alcune volte i figli dimenticano una premessa importante e cioè che i genitori in alcun modo potrebbero andare contro i figli. Alcuni anni fa ho perso mio padre. Il nostro è stato, spesso come accade in tante famiglie, un rapporto conflittuale, di confronto e di scontro. Solo alla sua morte, ho avuto il coraggio di confessare pubblicamente, attraverso un articolo di stampa, quanto mi avesse insegnato, quanto grande fosse il mio amore per lui e quanto ancora oggi mi manca. Non si dovrebbe mai ragionare e agire di pancia, cioè di istinto, ma facendosi guidare dalla mente e dal cuore, cioè essere riflessivi.

Ammettere i propri errori, non è un segno di debolezza e di fragilità, ma un vero atto di coraggio e di maturità. Non bisogna mai vergognarsi dei propri sentimenti. Occorre vincere quella malattia diffusa, ma poco nota che è la solitudine del cuore. Più si perdono di vista i valori veri e fondamentali, più le persone si allontanano tra loro. Mi torna alla mente quando la famiglia numerosa, oltre 60 anni fa, aveva poco da mangiare, ma si riuniva tutta insieme la sera a tavola. Ed esisteva una unione, un vincolo, un legame che si poteva tagliare al posto del pane e che oggi non esiste più. Ed allora quando mi chiedono se questa nostra società sia destinata all’autodistruzione, o se si possa ancora salvare, da ottimista rispondo: ma come no? Basta ritornare a riscoprire i veri principi, i veri sentimenti, i veri valori che hanno fatto grande l’Italia.

Costantino Ferrara