L’emergenza coronavirus ha pesantemente colpito anche il settore delle auto il quale, comunque, è fortemente motivato a ripartire in quanto rappresenta un comparto strategico per l’economia del Paese; un indotto in grande crisi che necessita di interventi strutturali anche in tema di ecobonus previsti dallo Stato. C’è bisogno, pertanto, di una strategia che permetta il rilancio di un settore che vale circa il 9% del Pil nazionale. Per farlo è necessario intraprendere una serie di iniziative che permettano di superare tale fase ed al tempo stesso adeguarsi a norme sempre più restrittive riguardanti l’impatto sull’ambiente e la sicurezza stradale. Resistere e rimettersi in moto quanto prima è l’imperativo!
Diverse possono essere le soluzioni per ridare slancio all’intero comparto:

1. Ampliamento fasce ecobonus.
In Italia da marzo 2019 esiste un piano di incentivi alla mobilità sostenibile che prevede l’erogazione di un bonus per chi acquista autoveicoli con emissioni di Co2 fino a 60 g/km: tali incentivi prevedono due scaglioni e un ulteriore bonus se contestualmente all’acquisto della nuova auto ne viene rottamata una omologata Euro 1, 2, 3 e 4 (rimangono escluse le Euro 0). Acquistando un’auto con emissioni di Co2 comprese tra 21 e 60 g/km si ha diritto a un bonus di 1.500 euro, al quale se ne aggiunge un altro da 1.000 euro in caso di rottamazione, per un totale di 2.500 euro. Se, invece, si acquista un’auto con emissioni di Co2 inferiori a 20 g/km, si ha diritto a un bonus di 4.000 euro che raggiunge i 6.000 euro in caso di rottamazione. Di fatto, un programma accessibile solo a chi compra un’auto elettrica o ibrida, con il vincolo del prezzo che non deve superare i 50 mila euro iva esclusa; troppo limitativo, dal momento che auto elettriche e ibride hanno prezzi ancora elevati. La soluzione potrebbe essere quella di allargare la platea delle auto che possano beneficiarne, innalzando il limite di emissioni ed introducendo, ad esempio, due ulteriori fasce di emissioni senza vincoli di alimentazione per auto a benzina e diesel.

2. Rendere totale la detraibilità dell’iva sulle auto aziendali e la quota ammortizzabile, come avviene negli altri paesi UE. La proposta è quella di rendere integralmente detraibile l’iva sull’acquisto di una nuova vettura, oggi limitata al 40%. Discorso analogo per la quota ammortizzabile, che va portata a 50 mila euro di tetto massimo e resa deducibile al 100%. In questo modo si stimolerebbe la sostituzione dei modelli più vecchi ed al tempo stesso si ridurrebbe il gap di competitività tra aziende italiane ed europee.

3. Incentivare le auto in pronta consegna per agevolare gli automobilisti e permettere il riavvio della filiera produttiva. Con l’attivazione delle misure emergenziali, la vendita e le immatricolazioni di auto nuove si sono sostanzialmente fermate negli ultimi due mesi. Di conseguenza, i concessionari hanno a disposizione degli stock che possono essere incentivati per fungere da volano. Una soluzione che comporterebbe un vantaggio per i clienti i quali godrebbero di un extra-bonus su auto nuove a tutti gli effetti (e non km 0) e consegnabili immediatamente, ma anche per i dealer che potrebbero quindi ordinarne di nuove riattivando anche la filiera produttiva.

4. Sospendere l’applicazione delle multe per emissioni di CO2 oltre quanto previsto dalle normative europee. Con un mercato auto italiano praticamente fermo, i costruttori difficilmente riusciranno a vendere una quota di modelli elettrici o ibridi tale da rientrare nei limiti imposti dall’Unione Europea. Per tale motivo le istituzioni italiane potrebbero farsi portavoce presso le autorità dell’Unione Europea di una richiesta di sospensione dell’applicazione della normativa sulla media delle emissioni di CO2.

5.Estendere l’incentivo anche all’acquisto di un’auto usata Euro 5 o Euro 6 rottamandone contestualmente una più vecchia. Questa azione permetterebbe di togliere dalla circolazione un’auto vecchia a fronte di una più efficiente e sicura; inoltre si avrebbe un grande contributo in favore della riduzione dell’impatto ambientale, nonché di una maggiore sicurezza stradale. In tal modo sarebbero evidenti i benefici sia per lo Stato che incassa il dovuto sulle compravendite sia per il rilancio del mercato dell’usato.

6.Rivedere la politica fiscale applicata ai carburanti e all’energia elettrica destinata all’autotrazione. Una revisione totale delle tasse, delle accise e dell’iva che gravano sui carburanti fossili e sull’energia elettrica sarebbe più che mai opportuna in quanto con le nuove norme di distanziamento sociale molte persone eviteranno di spostarsi con i mezzi pubblici preferendo la propria auto.
Ripartire dopo la pandemia si può!


(D.R.)