Non parliamo di pandemia e dei relativi aspetti economici, argomenti che vengono sviscerati quotidianamente da tutti, troppo, anche da non addetti ai lavori. Vorrei far, invece, delle brevi considerazioni sull’aspetto sociologico, sentimentale ed affettivo, messo a dura prova durante il coronavirus e che sicuramente non può dirsi meno importante degli altri ambiti. Inizierei con l’analizzare il rapporto tra coniugi che, in virtù dell’isolamento imposto dalle autorità, si trovano catapultati in una vita coniugale e familiare h24, che genera necessariamente conflittualità e difficoltà. In condizioni di vita “normale”, infatti, i coniugi si vedono a casa solo la sera, magari stanchi dopo aver passato la giornata con colleghi e amici; e, forse, almeno a mio parere, questa lontananza permette una resistenza, una rottura alla naturale monotonia del rapporto a due, consentendo allo stesso di perdurare negli anni. Ora impedendo ad entrambi il rapporto con i colleghi, con gli amici, con la natura, con il tempo libero e con lo sport, vengono immancabilmente fuori determinati aspetti conflittuali, nascosti e sopiti dietro più importanti esigenze, che crescono ogni giorno di più, sino a determinare delle rotture inevitabili. Ecco perché, sempre a mio modesto parere, quando terminerà la pandemia, assisteremo ad un aumento di separazioni e di divorzi. A ciò si lega l’alto costo economico che lo Stato si dovrà far carico, con un esercito di psicologi e psicoterapeuti per la cura della depressione, dello stress e degli effetti collaterali cui andranno incontro centinaia e forse migliaia di cittadini. Di pari passo, la medaglia ha anche un’altra faccia, diametralmente opposta per certi versi: probabilmente ci sarà un aumento della natalità, non dovuto ad una libera e matura scelta, ma come rimedio alla monotonia e alla stanchezza fisica e mentale di persone che non possono più affidarsi alle loro consuete valvole di scarico che regolano la loro vita “normale”. Quanti ragazzi e ragazze, del resto, in questa situazione, non hanno potuto frequentare i propri fidanzatini? E, parimenti, quante persone adulte non possono incontrare il proprio compagno con il quale non convivono, ma che hanno scelto come proprio partner per continuare il loro percorso della vita, dopo precedenti e deludenti rapporti naufragati? Forse questa prova può far comprendere la maturità, la profondità, la solidità e la durata di un vero rapporto. I proverbi, si dice che siano il sale della vita e la saggezza dei popoli. In questo frangente mi viene alla mente quello che recita “la lontananza è come il vento spegne i piccoli fuochi e alimenta quelli grossi”. Nel contempo una nota positiva di questi “arresti domiciliari” si può intravedere nella possibilità di far emergere e sviluppare finalmente un vero rapporto con i figli, sacrificato sempre sull’altare del lavoro, degli impegni in generale, nella mancanza di tempo. Ecco, questi rapporti, questi valori dovrebbero essere coltivati e sviluppati anche dopo il periodo di coronavirus. Noi tutti dovremmo riflettere e rivedere tutti i nostri comportamenti, i nostri modi di fare, le nostre idee, affinché tutto ciò non sia passato invano. Come collettività, poi, dovremmo riscoprire quello spirito di nazione, di unità che ha fatto sempre grande l’Italia, popolo di inventori, di poeti, di naviganti, di artisti di pittori, di ingegneri, di uomini di legge. L’Italia in questo frangente è stata tenuta a debita distanza da nazioni, in primis Francia e Germania, che hanno sempre snobbato, emarginato e deriso l’Italia cercando (forse per una specie di invidia latente) di affossarla e calpestarla definitivamente, saccheggiando i nostri tesori, come avvenuto per i bottini di guerra. Altrimenti non si spiegherebbe perché ci abbiano abbandonato nel momento del bisogno, negandoci di acquistare mascherine, dispositivi di protezione individuale e altri presidi ospedalieri. Noi dovremmo ricordarci di queste cose ed accogliere a braccia aperte solo coloro che ci hanno dimostrato veramente il loro aiuto nel momento del bisogno. È certamente strano che, per volersi più bene, abbiamo dovuto attendere di stare tutti in quarantena, per riflettere sulle nostre colpe e sul male che ci siamo fatti e che ci hanno fatto. Quando sarà finita questa tragedia, dobbiamo tornare ad abbracciarci, ricordando che la morte viene zitta e non bussa mai.


Costantino Ferrara
Giudice Tributario