Gramenzi:” Non disputare le gare casalinghe al PalaBianchini si fa sentire, ma siamo pronti a lottare per centrare il nostro obiettivo”

La sua esperienza da allenatore è iniziata nel 1982 nelle giovanili del Teramo Basket passando, tra le altre, per San Benedetto, Campli, Scafati, Orlandina, Veroli, Barcellona Pozzo di Gotto, Ferentino e Roseto. Giunto alla sua nona stagione in nerazzurro (dopo la prima parentesi dalla stagione 2015 al 2023), non si può certo dire che coach Franco Gramenzi non conosca bene l’ambiente di Latina. Un curriculum di tutto rispetto con svariate promozioni raggiunte e prestigiosi riconoscimenti (nelle ultime stagioni premio come miglior allenatore della Serie B Nazionale 2023/24 e il trofeo LNP Coach of The Year 2024/25). Grande motivatore, il coach ci ha raccontato come sta andando la sua seconda esperienza in nerazzurro.

Cosa l’ha spinta a tornare a Latina?

“Sono tornato con l’obiettivo di rilanciare il basket in questa città, dopo aver concluso con una promozione due anni di ottimo lavoro a Roseto. Nel 2023 sono andato via perché dopo 8 anni era necessario cambiare e, inoltre, sentivo il bisogno di riavvicinarmi alla famiglia in provincia di Teramo. Sicuramente nel tempo si è creato un legame forte, fatto di rispetto e collaborazione, con la famiglia Benacquista e tutto l’ambiente: questo ha incoraggiato il mio ritorno”. 

Siete stabilmente in zona play off, ritiene che la posizione in classifica rispecchi il reale valore della squadra in un campionato sempre più competitivo? 

“Sì, ma sono convinto che la squadra può crescere ancora perché c’è un bel mix di giovani ed esperti: i più esperti possono aiutare i giovani e a quel punto il rendimento della squadra può alzarsi. Tutti i giocatori sono molto predisposti al lavoro con grande attenzione e passione. Siamo consapevoli che ci sono squadre che hanno qualcosa in più (Virtus Roma, Livorno, Luiss Roma) e sono attrezzate per vincere il girone, ma sono convinto che il lavoro pagherà in ottica qualificazione ai play off”.

In questa prima parte di stagione in quali occasioni ha visto la squadra giocare come piace a lei?

“La partita di Livorno è stata una delle migliori disputate, ma anche a Caserta è stata fatta una prestazione importante contro un avversario forte; abbiamo perso un’occasione per degli episodi, ma fa parte del gioco e va accettato. L’obiettivo è raggiungere i primi sei posti e poi siamo curiosi di vedere cosa accadrà. Certo, se dovessimo centrare i play off, dovremmo farci trovare pronti per quando ci saranno le partite più toste (ad esempio quando incontreremo le squadre dell’altro girone)”.

L’ambiente, a livello di struttura societaria, è pronto per il salto di categoria? 

“La società c’è stata in serie A, quindi, è pronta. Il gruppo, invece, si costruisce con il tempo (almeno due anni, tranne rari casi in cui si crea da subito la giusta alchimia). Andrebbero messe in ordine un po’ di cose e bisogna cercare di migliorare l’aspetto organizzativo: il fatto di non giocare a Latina è limitante. A Cisterna è come se si giocasse sempre in trasferta e diventa difficile vincere. Ricordo che quando si giocava al PalaBianchini c’era grande pubblico: disputare gli scontri diretti con il proprio tifo “caldo” sarebbe stato importante”.

Punto di forza e punto debole? 

“Il punto di forza è aver creato un gruppo di ragazzi che stanno bene insieme e ciò si vede da come si allenano, pur essendo una squadra fondamentalmente nuova. Il margine di miglioramento ovviamente c’è, ma avere l’opportunità di disputare le gare casalinghe nel proprio impianto, con il proprio pubblico, sarebbe completamente differente e questa mancanza è il vero punto debole”.

Le statistiche dicono che a livello individuale ci sono delle percentuali basse nei rimbalzi, casualità o effettivamente questo aspetto va migliorato?

“Certe statistiche vanno valutate all’interno di ogni partita; in alcune partite abbiamo pagato la poca incisività nei rimbalzi ed è uno degli aspetti che possiamo migliorare, ma non siamo andati male in generale. La differenza reale la fanno i rimbalzi offensivi perché ti danno la possibilità di avere un possesso ulteriore e aumentare, di conseguenza, le proprie probabilità di fare canestro”.

Quale giocatore è cresciuto maggiormente in questa prima parte di stagione?

“Il salto di qualità più alto è stato fatto da Maiga, Simonetti e Palombo: quest’ultimo, un 2006, ha grandi doti fisiche, se matura sono convinto che tra poco potrà dire la sua”.

Vede degli atleti promettenti nel settore giovanile?

“La società si sta muovendo bene. Sono convinto che con il lavoro i risultati arriveranno, anche se nel lungo periodo. La strada è lunga, non è facile arrivare, ma ci sono dei ragazzi interessanti. Gli allenatori ed i preparatori garantiscono un impegno di rilievo. L’importante è lavorare seriamente: quando si hanno a disposizione gli impianti giusti si ha modo di lavorare come si deve”.

Come è cambiato il modo di allenare rispetto al passato?

“Senza dubbio 20 anni fa non c’erano tutte queste distrazioni e gli atleti riuscivano ad avere un livello di attenzione molto più lungo. Oggi i ragazzi hanno la testa presa da molti altri interessi: la capacità sta nel come riuscire a catturare la loro attenzione con continuità; inoltre, oggi i giocatori sono molto più preparati atleticamente ed i ritmi di gioco più alti rispetto al passato. È molto importante capire chi abbiamo di fronte ed è necessario adeguarsi al mondo che cambia per mettere gli atleti in condizione di rendere al meglio”.

Dove si vede tra qualche anno?

“A dire il vero non ci ho ancora pensato perché questi 40 anni di pallacanestro sono passati velocissimi; non mi sono mai fermato, ho lavorato tutti gli anni, quindi, non ho avuto il tempo di rifletterci; finché avrò stimoli giusti, la voglia e la passione andrò avanti. Ritengo che fin quando c’è voglia di metterti in gioco e rinnovarti devi continuare: non ci si può fermare. L’importante è capire quando è il momento di dire “basta”. 

D.R.